La tecnica della danza di carattere attinge la sua ispirazione direttamente dal patrimonio popolare, cogliendo nella forza dello spirito l’elemento cardine della sua espressione e sviluppandosi, storicamente, soprattutto negli anni del Romanticismo,quando musicisti, librettisti e coreografi scoprirono nei popoli della periferia europea il carattere e la valenza “nazionale” e popolare della musica. Compositori come Liszt e Chopin trasformarono Danze ungheresi, Mazurke e Polacche in numeri virtuosistici da concerto; i ritmi delle Csàrdàs, delle Rapsodie Spagnole e Ungheresi finirono per trovare adeguata collocazione all’interno del balletto (ad esempio con la introduzione in “Coppella” di L. Delibes). Agli inizi del Novecento, poi, in Russia, si creano i presupposti per un’innovazione che porterà in Europa la leggenda dei Balletti di Diaghilev, con Fokine e Massine massimi esponenti del movimento coreografico (celeberrime le “Danze polovesiane”, “L’oiseaux de feu”, “Petruska”, “La Boutique fantasque”, “Le tricorne”, “Pulcinella” di Massine ).
A tutt’oggi, la disciplina della danza di carattere è inserita nel programma di studi delle più valide accademie o scuole di formazione classico-accademica già dal terzo o quarto anno. Una lezione di carattere può dispiegarsi attraverso un solo stile o contenere, dalla sbarra alle variazioni, più elementi stilizzati. Gli stili principali sono quello russo, ungherese e spagnolo. Importante è infatti lo studio della ritmica dei battiti, spesso alternati a veloci sequenze di giri o salti dall’ineccepibile forza dinamica. L’allievo, che si avvicina alla danza di carattere deve aver già acquisito il controllo delle posizioni accademiche e può sviluppare - grazie a questa tecnica, - qualità fondamentali come la forza, la resistenza, la velocità di esecuzione, il forte senso del ritmo, la padronanza scenica.
Costituisce, in tal senso, un bagaglio fondamentale per la formazione e la cultura del ballerino classico.